Ma chi me lo fa fare?

11 08 2009

A quanto pare mi voglio davvero male, ma sembra che questa verità sia palese a tutti tranne che a me. E un perchè sorge pure spontaneo, devo dire.

Perchè se un ragazzo ti dice che non è in periodo di storie (un altro, un ennesimo – devo avere un magnete, allora!); che ha già avuto, testuali parole citando, “troppi uomini, troppe feste, troppo tutto” per la serie a chi tutto a me nulla, ma è carino, intelligente, interessante e simpatico, perlomeno quando gli gira, uno cosa farebbe? Rinuncerebbe così? Mi si dica, mi sia svelato l’arcano mistero.

E’ vero, mi ero ripromesso di congelare la cosa e lasciare che in tutta naturalezza la cosa si developpasse in una qualsiasi direzione, e nel migliore dei casi magari in qualcosa di bello, ma non sono più sicuro di esserne ancora capace.

Cazzo, a me lui piace – ha un numero spropositato di brutti difetti, ma d’altronde chi non ne ha? Quando mi parla, mi corre un brivido per la schiena. Salvo poi che metà delle cose che mi viene a dire sono cattiverie da lunatico. Non esattamente robe da rimanerci imbambolato a farsi viaggioni. Ma tant’è.

Non so più che pensare, sono completamente ossessionato. Almeno, finchè ho avuto la summer school, i paper, le feste, avevo modo di non pensare a lui più di tanto; ora, invece, è tornato ad essere un chiodo fisso.

Giuro che se non esplodo questa volta, non esplodo mai più. Si salvi chi può, dunque.





…strange dreams i made, my dear…

28 06 2009

Ultimamente faccio sogni strani. O forse ne faccio sempre e comunque, ma da una settimana a questa parte me li ricordo. Sono i sogni del dormiveglia, quelli che fai dopo che la sveglia ha suonato e tu ti sei bellamente riaddormentato, come giusto che sia – i peggiori in assoluto, come chiosava lau-chan.

Il primo mi vede impegnato a riempire una vasca da bagno giapponese con una pompa che invece di aspirare buttava fuori ettolitri d ettolitri d’acqua, con il conseguente risultato di ritrovarmi prima a nuotare allegramente nella stanza allagata e poi a cedere il posto a un Andrelio in accappatoio e stupito per la miracolosa e subitanea scomparsa di tutta l’acqua – e fin qui, ok. Più o meno, insomma.

Il secondo era ambientato in una di quelle case moderne, in stile Malibù, in cui io assistevo alla lotta/ingroppamento tra un cane e quello che io credevo essere un gatto e che in realtà era un leone in miniatura, sotto gli occhi di una immobile e tranquillissima padrona; di qui io, sconvolto dalla visione, mi accasciavo sul divano davanti a cui spuntava da non si sa dove un leone albino di arancia criniera e occhi rossi, il quale porgendomi la sua mano bianca (e dico mano non a caso perchè quello era) mi faceva il baciamano e mia mamma, voce fuoricampo e perfettamente a suo agio, che rispondeva non preoccuparti è normale ha solo degli scompensi emotivi. Questo è decisamente più strano.

Ma il terzo non è da meno: a teatro io, santa carità, kaguya e altri in attesa di assistere a uno spettacolo di cantanti lirici vestiti da pierrot che cantano vecchie canzoni italiane; pesanti tende di broccato rosso tutto intorno; io che mi incastro tra due file di sedili, il viso rivolto al palco, e mi ritrovo misteriosamente tra le gambe di kaguya, sempre incastrato; kaguya che mi batte in testa senza che io possa reagire e poi, quando mi giro torcendo il collo come la bambina de L’esorcista, mi bacia. E limonescion.

Questo è quanto. Cosa avranno mai voluto dire?

Ho bisogno di risposte, possibilmente prima di stasera. Ho una festa e devo mettere in atto un piano diabolico che mi permetterà di trombare come un riccio, come caldamente consigliava il micio, e, se tutto andasse anche meglio dl previsto, non solo. Sto entrando nella mia fase troietta: a fanculo gli omuncoli misteriosi, fascinosi, celebrali, che se la tirano e non sono pronti per nulla – io mi cerco un uomo, uno che mi prenda e mi rivolti come un calzino steso. Un uomo che hopefully cada i miei piedi, perdutamente innamorato, e mi serva e riverisca. Sììììì!!

[Sempre che il piano riesca, se no so io dove mi metto i miei progetti...]





Cosa vedono le mie foche pupille?

10 06 2009

Aggiornamenti da Casa Vianello – Dionigi è sparito.

Da una settimana è sparito e io non so cosa pensare. Teoricamente, al tempo in cui io tornavo da Roma sarebbe dovuto essere in appartamento da qualcosa come due o tre giorni, ma di lui nessuna traccia.

I vestiti in disordine sul letto, le solite macchie di caffè sul fornello, la spazzatura da buttare. Tutto era lì, lasciato come se fosse uscito giusto una mattina qualsiasi per andare alle prove, e lì è rimasto.

Io comincio a preoccuparmi, davvero. L’ unico avvistamento di cui abbia notizia è una mia visione di lui sotto forma di fantasma del dormiveglia mattutino, tutto vestito di nero che entra nella mia stanza e quasi si getta a peso morto sul mio letto, ed io immobile e terrorizzato, con gli occhi cisposi per il sonno e le membra all’improvviso incredibilmente pesanti come macigni che resto a guardare finché non se ne va.

Non so quanto le mie visioni mattutine possano essere attendibili: non ricordo cosa avessi mangiato il giorno prima nè se avessi bevuto molto. D’altra parte gli ascendenti in famiglia di gente che ha visioni (premonitrici e non) non mancano, a partire dalla vecchia strega del piano di sopra – per di più, essendo io per la maggior parte del tempo lucido e in mè, al contrario di lei, la cosa potrebbe trovare maggiore fondamento.

Non nascondo che una parte di me aneli quanto mai essere come una delle sorelle Halliwell, ma non mi sembra il caso di far galoppare così la fantasia, ecco. Tutto ciò, infatti, va a coprire il fatto fondamentale che, presagio di morte o non presagio di morte, Dionigi non torna.

E la pattumiera attende di essere portata al cassonetto.





君に会えて困った?

10 06 2009

Domanda da un milione di dollari: come si fa a far capire a qualcuno che ti piaccia che ti piace, ma senza sputtanarti in un nanosecondo?

So che sembra l’inizio di uno di quei maledetti articoli che Carrie Bradshow finge di scrivere per potersi pagare quegli aborti mancati delle sue tanto amate Manolo Blahnick e che sembra pure stupida come domanda – come del resto metà delle domande che formulo io – ma io credo che una risposta debba esserci. Non si provi a rifilarmi la solita storiella wiggensteiniana delle domande e delle risposte, perchè la mia domanda ha senso e io una risposta la voglio. E al più presto.

Perché non ci credo che non esista nessuno sulla faccia della terra che riesca in questa titanica impresa senza poi passare ore di agonia nel rimorso di aver espresso i propri pensieri in totale ed esplicita sincerità. Ora – lo so anch’io che essere diretti, nel limite della decenza, è sempre l’arma migliore, ma siccome ogni tanto un po’ di carisma e sintomatico mistero aiuterebbero la mia autostima, magari riuscire a trovare un modo discreto, indiretto ma univoco farebbe al caso mio.

Certo, giocare al piccolo stalker con un ragazzo tra ben due biblioteche veneziane credo sia già abbastanza palese, ma qui stiamo parlando di un ragazzo bergamasco e per di più montanaro (ma non troppo: vien sì da Cenate, ma Cenate sotto); quindi non so quanto le chiacchiere valgano. Poi, con la facilità con cui mi esprimo ai ragazzi che mi piacciono – leggasi: ogni volta che ci devo parlare mi faccio di gesso (doppisensi a parte) e non riesco a guardarlo negli occhi, soprattutto se lui mi sorride a trentadue denti. E quando dico che mi sorride, non intendo sorrida solo per me o robe da shoujo con roselline di sfondo e sberluccicamenti vari nell’aere; piuttosto il fatto che sorrida davvero spesso, ma non da ebete, più da ragazzo timido. [Oddio, ho lasciato la frase in sospeso, manca il predicato... Oh beh, pazienza! E' arte anche questa, dai, più o meno]

Comunque sia, la domanda che sporgrebbe spontanea a chiunque è: perché mai andare a impelagarsi (o come direbbe Madre a Jean-François, a impantanarsi) con uno di Bergamo a Venezia? Perché mai triangolare in Nord Italia per “trovare” un uomo? Se questo non bastasse, ho scoperto pure che abbiamo fatto la stessa scuola, abbiamo avuto gli insegnanti che contano in comune (Bonaz e la Checcaisterica), solo che lui era tre anni avanti e io giuro giuro giuro non l’ho mai beccato una sola volta – se no me ne ricorderei.

O meglio: posso anche averlo incrociato qualche volta ma, grazie alla ricca documentanzione di vari annuari in mio possesso, a vederlo allora e adesso parrebbe passato da Extreme Makeover, per cui dubito l’avrei riconosciuto…

Io, tuttavia, continuo a sostenerlo: gli anni del liceo sono per ognuno di noi come per la moda furono gli anni ‘90, anni cioè da cui si cerca di emegere e/o sopravvivere, e che se uno si tiene, col passare del tempo non può che migliorare.





Una rosa è sempre una rosa (ma non è questo il caso)

10 05 2009

Credo di essere un po’ allergico al polline. Credo, nel senso che non sono mai stato allergico a nulla, niente fragole fieno peli di cane gatto o gallina niente lattice – niente di niente, e non so come accada o come si manifesti. Ma ieri sera, affascinato dal profumo di un fiore di cui non ricordo assolutamente il nome, come mi accade per qualsiasi altro tipo di fiore del resto, ho deciso di strapparne un ciuffetto dalla pianta che si trova nel giardino della chiesa valdese vicino a casa – cosa che Fromm deprecherebbe (per la smania di volere avere il fiore, non per averlo rubato alla chiesa valdese) ma che ho fatto lo stesso stando molto attento a prendere solo fiori che spuntassero fuori dalle inferriate (per non ritrovarmi tecnicamente a rubare nella proprietà della chiesa valdese, non certo per non dare  dispiacere a Fromm).

Bene, sistematolo molto romanticamente nel collo di una bottiglietta dell’acqua e postolo sulla scrivania mentre più o meno studiavo, o meglio: mentre chattavo tenendo aperto il libro di arte coi gomiti, mi sono ritrovato a starnutire in continuazione e ad avere il naso che colava tipo rubinetto aperto. Non comprendendo qual potesse essere la cagione di tale mutamento fisiologico, ho continuato come niente fosse, dicedomi stasera fa più freschino del solito bisognerà proprio che chiuda la finestra ché entra una corrente… Poi, come colto da improvvisa illuminazione, ho volto lo sguardo di scatto verso la bottiglietta dell’acqua e ho capito: era quel fiore maledetto e senza nome la causa unica del mio male. Ho afferrato il mio grezzo vaso con la furia con cui Mc Guyver scaglia più lontano possibile una bomba sul punto di esplodere, l’ho portato in cucina e l’ho posto sul tavolo. Ora fa molto film ambientato nelgi anni ‘50 di gente povera che però non si lascia scoraggiare e non rinuncia a dare una nota di colore al grigiore della propria vita.

Cioè, più o meno la mia vita ma un po’ meno romanzata. Allegria portami via.

[Domani, kaguya ritorna dalla sua città natia, dove tornò per farsi estrarre i denti del giudizio, con un pizzico di sadico piacere da parte mia, e io non ho assolutamene idea di come dovrei comportarmi con lui: amici-come-prima-sarebbe-una-fortuna o lo ignoro semplicemente? Ho bisogno di un aiuto, di una spinta, una dritta, un'illuminazione.

Ho bisogno di un miracolo, in definitiva ]





boh, speriam bene…

5 05 2009

Speriamo che D. non stia leggendo, che i miei cazzi futuri siano al sicuro, perchè io ho bisogno di sfogarmi, forse più di molte altre volte.

Il fatto è: ho ricevuto un rifiuto. Un altro rifiuto. Uno legge e pensa oddio, arieccolo, eh ma che sfiga, questo non è un blog è una raccolta di lamentationes e via cogitando. In effetti non ha tutti i torti, ma tanto il blog è mio e ci faccio quel che mi pare.

In verità non lo considererei un vero e proprio rifiuto, più che altro perchè non era rivolto a me personalmente. Le ragioni elencate, in risposta alla mia proposta di uscire, sono, nell’ordine: 1) siamo amici  (2) sto bene da single (3) non  sono sicuro di sapere cosa mi piace.

Alt un attimo – a ripensarle, a me sembrano ragioni un po’ stupide, tutte e tre. Siamo sì amici, e allora? Chi vieta di frequentarsi? Non è che se usciamo insieme gli equilibri tra i nostri casati collassino all’istante, anche perchè non ci sono casati. Poi, se sta bene da single lui, io che posso dire? Ma l’ultima ragione esposta è la più forte, a me ha fatto quasi ridere: sembrava il gioco nomi cose città con le caselle uomo donna animale minerale. Cioè, va bene l’indecisione, la gioventù, la primavera, l’ormone, va bene che anche io dico la vita  ricca di sorprese non si sa mai è bene essere aperti a ogni esperienza, ma insomma. Almeno dimmelo per tempo, ché le occasioni di parlarne non sono di certo mancate.

Eh no, mi spiace,  ma questo mi pare un rifiuto bello e buono.

La cosa mi fa rabbia, per il fatto che lui mi piace, per tutta questa carne sprecata (come disse una volta mia sorella davanti a una porno gay) nell’indecisione. Ma io continuo a pensarci, a pensarlo. Mi sono ritrovato di cattivo umore oggi, vorrei parlarci ancora ma non so se sia bene, vorrei fare l’incazzato ma non avrebbe senso nè sarebbe giusto, vorrei farlo sentire in colpa anche più di quanto non si sia sentito già di suo ma con lui non mi riesce altro che di scherzarci sopra.

…io vorrei non vorrei ma se vuoi…

Forse è vero, come dice lau-chan, che io mi fisso sulle persone e se decido che uno mi piace vado avanti a farmelo piacere ad oltranza. O forse è vero ciò che diceva il micio, che per lui mi son preso una cotta.

Io nel mentre continuo a saggiare il terreno, aguzzo i miei sensi di ragno e cerco di fiutare come girerà il vento e cosa mi potrà portare. Magari lui si riprende dal suo torpore esistenziale, magari io conosco qualcun’altro che mi piace. Chi lo sa.

Ah! Quasi dimenticavo di dire – lui è kaguya.





…every boy isss a snake, isss a lily / every pearl isss a lynx, isss a girl…

27 04 2009

Vorrei aprire questo post esprimendo il profondo amore che provo per Bjork (che si dovrebbe scrivere con la dieresi sulla o, lo so anch’io, ma non so come metterla nè ne ho voglia per cui va beh), la stima che nutro per il suo lavoro di artista, per la sua ecletticità e il suo variopinto talento etc. etc.

Ma. (Perchè, come sempre, c’è la gabola)

Com’è possibile che tu, mia bella Bjorka, che sono vent’anni e più ormai che sei sulle scene internazionali, non abbia ancora imparato l’inglese? No dico, si provi a sentire una sua canzone e a trattenere lo stupore nel sentire la sua pronuncia dell’inglese – non ne azzecca una che sia una. Boh. Mistero della fede.

Invece una che per ovvie ragioni logistico-antropologiche non sbaglia una pronuncia è di certo l’Arethona nazionale (americana), il cui best mi sono pronatamente scaricato sull’ipod l’altro giorno e che ho scoperto con mia immensa sorpresa e sollievo essere ancora viva. Cioè, quella donna spacca, per dirla come un truzzarello fatto e finito. Ma io, giuro, pensavo fosse passata all’Olimpo del blues insieme a Ray Charles e Stewie Wonder – no, aspetta: anche lui è ancora vivo. Mmh, do per estinta un po’ troppa gente che non lo è…

Beh, tutto questo per significare che, a causa di un fattaccio avvenuto giovedì pomeriggio, non mi sento più libero di scrivere liberamente dei cazzi miei e altrui sul mio blog. E il fattaccio è: dio solo sa come il mio coinquilino Dionigi d’Alicarnasso è arrivato a scoprire di questo luogo di sollievo, questo tempio di villeggiatura per le mie membra stanche e per le mie ossa sfatte (o forse per le mie membra sfatte e per le mie ossa stanche – comunque sia) senza che io gliene menzionassi mai, e certo non era nè nei miei piani nè nei miei interessi dirgliene.

Dunque, se stai leggendo, D. , sappi che hai violato inemendabilmente la mia privacy, che io d’ora in poi non mi sentirò più al sicuro a scrivere qui e che a causa di ciò che hai visto mi costringerai molto probabilmente a creare un nuovo blog magari su un altro server! Guarda i danni che le tue sconsiderate azioni hanno causato, medita le tue malefatte e sentiti almeno in colpa (meglio ancora se ti riesce di provare un po’ di sana e sacrosanta vergogna)!

Mi ritiro nelle mie separate stanze. Indignato e ferito.





it’s like i checked into rehab – oh!

19 04 2009

Non so. Sarà la primavera o l’inizio della stagione degli amori, sarà che è finito il letargo e s’apre la stagione della caccia alla marmotta su al valico con la Svizzera, ma io mi sento in subbuglio, ormonalmnte parlando. Come una puerpera, ma senza le smagliature sul culo e le caviglie grosse come zampogne.

Comincio a sperimentare reazioni a me prima ignote – e non si pensi male, mi raccomando. Qui si parla di emozioni, non di costruzioni di templi o santuari (perchè, da quel punto di vista, nulla di nuovo sul fronte occidentale). L’altra sera ho visto Milk e nonostante abbia trovato insopportabile per quasi due ore la voce di Sean Penn, gli ultimi cinque minuti mi hanno sorpreso con gli occhi annebbiati dalle lacrime. E io non piango davanti ai film – eccezion fatta per il finale di Brokeback Mountain col compianto Heath che giura non si sa cosa ma non importa.

La cosa ha una portata per me tanto sconvolgnte nella misura in cui mi ritrovo a piangere anche leggendo. In questo caso, però, non è stata la vicenda de Le affinità elettive in sè a commuovermi, che pur darebbe del buon filo da torcere a Beautiful e con soli 4 personaggi, quanto la scena che mi si è figurata leggendo.

Cioè, sono da rehab ormai. Mandatemici e facciamola finita: saremo io alias la vecchia in calore degli Harmony, la beona, la rapata e una a caso delle varie anoressiche dello showbiz a farci compagnial’ un l’altra, nell’intima coscienza che una volta usciti ci riscascheremo senz’altro. Ma tant’è.





Nontiscordardimè-blog

17 04 2009

Fino a due minuti fa credevo che il mio blog, da me negletto per quasi un mese a causa di problemi tecnici per fortuna e con mio sommo gaudio ora risolti, fosse tale anche nella memoria del popolo della rete, tanto da farmi pensare che perfino la mancanza assoluta di spam - in altri momenti accolta con gioia – non fosse altro che la diretta emanazione della profonda tristezza e miseria del mio versare. E invece mi sbagliavo. Dando una scorsa alle statistiche, ho visto un picco di visite (cioè tipo 7/8) negli ultimi tre quattro giorni, cosa che mi ha dato immensa gioia ma mi ha fatto subito pensare.

Perchè mai dovrebbe intressarmi sapere che della gente (possibilmente, più gente fosse meglio sarebbe) legga il mio blog, se questo, almeno nel mio intento, non nasce per raggiungere un più o meno ampio pubblico – che sinceramente non so cosa ci troverbbe poi, di tanto interessante – ma solo per aprire una valvola di sfogo ai miei pensieri? Forse che mi ritrovo a fare come chi si rifà il naso perchè dice che le narici sono asimmetriche ma nessuuno lo aveva mai notato, e non  perchè sembrava quello della strega di Biancaneve che quando si girava bisognava tenere ferme porte e finestre per le correnti ascensionali generate, tipo il mio?

Le risposte, una volta tanto, vengono da sè. Ovviamente, di base, ogni autore (mi si conceda il termine, che riferito a me qui uso con valore tecnico, non professionistico) prova per il frutto dei suoi sforzi un minimo di orgoglio, il sano desiderio di potersi dire, proprio come per un figlio, fieri della propria creatura. Sartre diceva che un libro ha senso, prende vita, solo quando c’è qualcuno che lo legga, altrimenti non resta che un’accozzaglia di segni neri su carta bianca. E aveva ragione: decidere di scrivere un blog (che è su internet, non proprio il regno della privacy insomma), pretendere che nessuno lo legga e anzi lamentarsi qualora ciò accada denota o finta modestia se non ipocrisia o il fatto che si è pienamente coscienti di aver scritta vera e propria merda. Se si cerca intimità per i propri pensieri, si tenga un diario. Che, se proprio, si può sempre dare alle stampe in un secondo momento.

A tutto ciò si aggiunga quella dose di Vodafone che mi contraddistingue, e quel desiderio in fondo in fondo al cuore di sapere che qualcuno ti legge è pronto in tavola. Cotto e mangiato.

Questo preambolo solo per segnalare il vuotume esistenziale che mi avvolge nonostante la lunga separazione. Stamane, a riprova di ciò, la mia compagna di corso C. mi ha praticamente fatto un interrogatorio su chi mi potesse piacere in università: a quale scopo, però, non sono certo di aver capito. Tappe ovvie sono state l’Omonimo, a cui ho risposto subitaneo con un no, più per semplificare l’intrico degli inespressi che altro, e Feel, a cui pure ho risposto con un no, ma solo dopo una breve pausa. C. l’ha interpretata come reticenza a parlare dei miei sentimenti, mentre era solo indecisione se fosse il caso spiegare brevemente il corso degli eventi, e mi fa: ” Strano, perchè avrei detto che Feel ti piaceva…”.  Al che io ho subito sanato ogni dubbio con un: ” Se me lo avessi chiesto qualche tempo fa ti avrei detto che mi piaceva, ma ora no, direi di no” .

A conti fattti, il bilancio dava zero ragazzi gay che mi piacciano in corso. Rimarrebbe fuori Kaguya, non citato nel sondaggio/inquisizione, ma non penso proprio che raggiungeremmo l’unità – quel ragazzo è troppo strano: non scemo come dice lau-chan, ma strano proprio…





Ormai è peggio che a Beautiful…

19 03 2009

Premetto che la mia vita si è fatta più patta del solito dall’ultimo post: e ciò è preoccupante. Ma, d’altra parte, se uno non ha niente da scrivere, non fa nulla più che un piacere a non intasare la rete con le sue boiate – perchè la rete è già piena di merda, come concisamente ricorda la mia onee-chan.

L’unica cosa che mi pare degna di nota in questo mare di nulla è questa soap che sta prendendo vita sotto i miei occhi, qui, nel mio appartamento; ha per protagonista il caro Dionigi d’Alicarnasso e tocca, sono certo, le corde più sensibili dell’animo di ognuno di noi.

Dunque – il caro D., quando sono arrivato in quest’appartamento, stava con una certa M. (il cui nome suona paro paro come una marca di calzature per bambini) da quasi quattro-dicesi-quattro anni, mica pizza e fichi insomma; ma, causa il forte carattere tipicamente mediterraneo di lui che lo portava da una parte a grandi slanci appassionati tali da fargli urlare tra corridoio e cucina ma tu sai cosa vuol dire la parola ‘amare’? Io ti amo, M. – ti amo!!! mentre dall’altra ad incazzarsi per ogni minima cretinata, e lo spirito fondamentalmente infantile di lei che la portava tanto ad entusiasmarsi fino a saltellare di gioia per una semplice pentola nuova (o meglio – per il fantastico wok che ora io ho monopolizzato per cucinare le verdurine) quanto a fare letteralmente scena muta ogni qual volta D. si incazzasse salvo poi ogni tanto uscirsene con un ah, parla pure solo te come al solito, che io non parlo! ottenendo come unico effetto quello di alimentare l’incazzatura di lui, i due si lasciarono. Purtroppo, aggiungerei io. Perchè erano nonostante tutto una bella coppia e avevano fatto anche dei sacrifici per poter stare insieme.

Ma tant’è. Ora D. dichiara di essere single – notizia che ho inavvertitamente origliato da una sua conversazione telefonica al bagno, che nell’ultimo periodo ha inspiegabilmente eletto a sua nicchia prediletta per chiamare – e ha cominciato ad andare in palestra. Che ci vada per evitare di stare in casa a rimuginare su quel che fu (per non ammazzarsi di pippe ha chiosato L., la mia vecchia coinquilina), per cercare di buttar giù quei chiletti di troppo su addome e fianchi dovuti ai litri e litri di condimento che usa per cucinare e alla quantità incredibile di merendine e schifezze per la colazione che gli occupano un intero mobiletto in cucina e farebbero invidia al figlio scemo del commissario Winchester dei Simpson? O forse per farsi bello e rimettersi in carreggiata in attesa di un nuovo, appassionatissimo amore? Il mistero aleggia sulle ragioni ultime e vere, anche se l’avvistamento tra le persiane della mia stanza di due giorni fa di una giovin donzella che usciva col nostro D. di casa e pareva in aspetto sputata alla cara vecchia M. riapre porte dolorose che non ci aspetteremmo di incontrare, fa affiorare dubbi sottili dai risvolti amletici e freudiani che non vorremmo affrontare, sconvolge la nostra cara piatta ordinarietà. E ci appassiona.

Perchè, lo sappiamo, in fondo siamo tutti un po’ portinare interno 3c inside.





Dettagli tecnici…

3 10 2008

So che non fregherà niente a nessuno – e probabilmente sarà così – ma ho, come forse si sarà notato dall’improvvisa scomparsa dei primi due capitoli della mia storia, creato una nuova pagina chiamata Storyteller dove ho postato anche il resto della storia che è finita! Quindi mettete giù il telefono, ché a Chi l’ha visto? hanno già abbastanza da fare.

Mi sento un po’ triste che sia finita, ma pure sollevato perché ricopiare al computer è sempre una menata pazzesca: alla fine mi si incrociavano gli occhi…

Ecco il link all’ ultima parte del racconto, Ekpyrosis.





Fin che la barca va…

6 10 2008

E’ ufficiale – parto. Prendo il treno, il mio amato treno, e giungerò a Mestre in serata. Non ne potevo più di aspettare, di rimandare, di rimanere nel mio fastidiosissimo limbo, e anche se mi aspetta una settimana non facile e un istinto omicida che non sono sicuro di poter tenere a freno per quanto sarà necessario mi accompagna e freme sotto la pelle, io resisterò e sopravviverò.

Ha proprio ragione la Mo-neechan quando dice le cose non vanno mai come credi (come d’altronde cantava pure la Turani, giusto per dare sfoggio di cultura inutile).

Io intanto vado, e siccome partire è un po’ morire mi sento un po’ strano: da un certo punto di vista mi spiace dover lasciare la mia cameretta, i miei spazi che non sono mai stati privati. Ma credo me ne farò una ragione prima o poi. Anzi – più prima che poi, ne son sicuro.

Non so quando riuscirò ad aggiornare il blog, tra una palla e quell’altra (leggasi: il mio portatile talmente scassone che uso solo per ricaricare l’ipod e la quasi certa mancanza della connessione internet nell’appartamento nuovo) – quindi, per il momento, un arrivederci è d’obbligo.

Au revoir…





Home sweet home – just where I am

7 10 2008

Eccomi qua! Ancora stento a crederci ma sono qui, sono dove volevo essere - anche se con qualche momentanea rabberciatina all’idea che mi ero fatto…

Me ne sono reso conto solo quando ho fatto la spesa, dopo le lezioni. Camminavo spedito (e ciò denota già la familiarità che ho preso dopo solo un giorno col luogo) con i miei due sacchi della spesa, la mia prima spesa che fosse davvero mia, e pensavo: quanta felicità si può desiderare di più? In molti mi manderanno a cagare, benché non ne abbia alcun bisogno, grazie!; però a costoro io dico che sì, il fatto di fare la spesa è una rottura e l’indecisione davanti al bancone dell’ortofrutticolo mi stava facendo impazzire, grazie anche a lau-chan che si lamentava che sono lento a fare la spesa aumentando la mia ansia, ma l’idea di fare la spesa, di scegliere qualcosa per riempire il proprio spazio, i propri ripiani cassetti mensole, la propria casa, è una delle cose che più mi hanno dato gioia ultimamente.

Mi sento felice, senza motivo felice, e tutto è più dolce.

Certo, anche un po’ d’ammore non mi schiferebbe; quindi, o uomo stupendo che sei lì per me solo per me, esci pure allo scoperto che io ti accoglierò a braccia aperte e non solo. Nel mentre io comunque mi guardo in giro, metti caso che lo stani prima io.





Too many questions

2 12 2008

Allora…

Devo premettere che sono eoni, lunghissimi eoni carichi di multiformi e variopinte reincarnazioni, che non scrivo su questo blog, tra me che dimentico l’antenna per il wireless ogni volta che torno a casa, dove puntualmente non ho il tempo ne` l’intimita` di scrivere dei cazzi miei senza qualcuno che mi venga a controllare chiamare sbirciare disturbare e chi piu` ne ha piu` ne metta, e questo cazzo di intenet che ci mette tre anni per connettersi a quello che sta al piano di sopra. Cioe`, dico: al piano di sopra. Mi consola per lo meno il fatto che la potenza del segnale e` si` bassa, ma non e` assente, e dura da piu` di 5 minuti, il che e` una gran conquista…

E premetto pure che scrivo perche` il momento lo richiede, perche` il mio cuoriciuino ha domande a cui non sa rispondere e si illude di potersi consolare confessando tutto alla schermata bianca del suo computer. Patetico, nevvero?

Scrivo perche` ho fatto un fioretto, io che mai ne feci anche quando frequentavo con diligenza il catechismo del venerdi`: il fioretto di non lamentarmi – o meglio di contenere le mie lamentele che piu` che lamentele ormai sono diventate lamentationes vere e prorprie, come dice lau-chan.

[ Ma mi sorge un dubbio: se le metto per iscritto, questo non toglie che lamentationes sono e tali rimangono o sbaglio? Non so - la letteraturizzazzione della vita, se mi si perdona il termine, rimane un bel paradosso ai miei occhi... ]

Ieri sera, dopo cena, quando abbiamo deciso di guardare un film tutti insieme, ci siamo seduti sul tuo letto. Io mi sono messo accanto a te, perche` mi piace starti vicino, anche solo in silenzio – e poi tu mi chiedi com’e` che sei cosi` silenzioso? di solito non stai zitto un momento…

Le luci si spengono e inizia il film: il mondo dentro lo schermo si fonde col mio sguardo, quella goffa ma romanticissima storiella d’amore mi parla e io, da buon vecchio romantico, mi dico: cosi` fianco a fianco, ora, vorrei prendere la tua mano, vorrei appoggiare la mi testa alla tua spalla che e` cosi` comoda – e tutto sarebbe bellissimo, illuminato da un’altra luce, un dolce dolcissimo momento perfetto, coronamento di un sogno speculare a quello del film.

Vorrei, brucio dal desiderio di prendere la tua mano, ma mi blocco – tu mi blocchi. Non lo fai tu volontariamente, ma le tue parole, il residuo delle tue parole che rimbombano nella mia testa da quando mi sono confessato a te. Confessare. Che strana parola, mi suona some un miscuglio in sospeso tra peccato e reato, tra speranza che tutto si risolva con quell’atto e sollievo di liberarsi da un peso. Un peso che la tua risposta – o forse la tua non risposta – e` di nuovo tornato su di me.

Ed e` il genere di cosa che forse un tipo di persona come te, che non ha alcun problema a esprimere i propri sentimenti apertamente, non riesce a concepire – se non riesco a definire un rapporto io non riesco ad andare oltre. E` la mia mania di classificare le cose,il mio bisogno malato di dover dare un senso a tutto, che congela tutto il resto.

Perche` magari se io avessi il coraggio di prendereti la mano, tu non ti ribelleresti; se ti stringessi la mano, tu forse ricambieresti e in un attimo dipaneresti il bandolo di questa fottutissima matassa che mi si aggroviglia in testa da quando ti penso.

E` stato durante la settimana a Parigi, sai? Mi sono accorto che invece di pensare all’Omonimo, come credevo sarebbe stato normale, pensavo a te, a cosa stessi facendo, a chi vedessi, a chi pensassi. Se pensassi magari a me. Cosa vai a pensare mai? mi dicevo subito ,tentando di riconnettermi alla realta`. Chissa`se ora potrei osare chiedermelo. Di chiedertelo non si parla nemmeno: per riuscire a dirti semplicemente mi piaci, quelle due parole, ci ho messo due settimane e nonostante mille piani per parlare con te, il modo in cui te l’ho detto alla fine non si avvicianva lontanamente a quello che avevo in mente. Perche`, come al solito, non ho fatto altro che costruire a mezz’aria castelli di sabbia.

Temo di sapere quale sia la risposta. Temo, perche` forse la so gia`.





Neanche un boh ci potra` salvare

5 12 2008

Io credo di avere un serio problema con i boh. Ed e` un problema anche abbastanza grave. Mi spiego meglio, perche` detta cosi` puo` sembrare una cosa molto frou-frou, molto ye-ye, quando non lo e`.

Quando mi piace qualcuno, io  entro in un mondo mio tutto alternativo fatto di sogni tanto romantici da risultare diabetici, fugaci flash di baci furtivi, mani che si intrecciano, corpi che si stringono e via dicendo, nel solco della migliore tradizione  Harmony, ma che ben poco poi si riflettono effetivamente nel reale, dove permane solo un subdolo barlume di ambiguita`. Quest’essere dolceamaro mi si rivela forse troppo amaro, e io troppo idiota a questo punto per dire ok, mi sa che e ` il momento di mollare, il mare e` pieno di pesci e amen sempre sia lodato – come farebbe qualunque persona di buon senso.

Ma io no, io dico boh. Boh, non mi considera come io vorrei ma non mi ha respinto, magari sta solo aspettando di vedere come la cosa si evolve, l’ha detto lui: e` questo periodo strano, fa davvero lo stronzo a tratti ma poi e` gentile, forse troppo istituzionale per dirsi dolce. E io mi dico: se non e` un no ora, puo` diventare un si`. Devo solo aspettare. E` una condanna, una rovina – ed e` piu` forte di me.

Essere coscienti di essere in mala fede non salva dall’esserlo, e io di aspettare sinceramente mi sono anche rotto i coglioni.

Solo che se non lo vedo, gli penso; se vedo un catalogo idell’Ikea in giro mi viene in mente; se mi guardo il braccio, leggo i kanji che mi ha paciugato sul braccio l’altroieri. Non se non vogliono andare nonostante due intense sessioni di sfregaggio con tanto di spugna per lo scrub – sono i segni di lui che io vorrei non leggere piu` e che continuo a vedere.

Sono un po’ down, nelgi ultimi tempi. Ho passato i venti minuti in sala d’aspetto durante la visita medica di lau-chan a fissare un punto imprecisato sulla superficie increspata del vetro sulle scale dello studio e intanto pensavo pensavo pensavo - e non saprei neanche dire a cosa pensassi: erano pensieri di pensieri, vorticosi e senza fondo. Accanto a me un ragazzo, della mia eta`molto probabilmente, aspettava che la sua ragazza finisse anche lei la sua visita. Aveva uno sguardo tenerissimo, un misto di preoccupazione e innocenza – e io. Agli antipodi, mondi anni-luce distanti seduti a due seggiole l’uno dall’altro. Ma per lo meno, lau-chan sta benissimo e via.

La vita continua, in fondo. Non ci sarebbe neanche bisogno di dire cio`, ma mi conforta, in un certo senso.





i’m not blue – i still sense the flavour of life

8 12 2008

Non si pensi che io sia depresso, per carita` no. I depressi sono quelli che se ne stanno tutto il giorno raggomitolati sul divano con una tazza di teh ormai fredda da tanto e` il tempo che la tengono in mano senza bere, che guardano film strappalacrime solo per avere una scusa per piangere perche` ci riuscirebbero anche davanti all’ Aereo piu` pazzo del mondo ma bisogna darsi un tono, quelli che tengono le persiane accostate tutto il giorno e non fanno cambiare piu` l’aria che se capita di aprire una finestra balzano indietro di scatto come Dracula asperso di acqua santa, quelli che si attaccano alla bottiglia appena possono perche` per bere non e` che ci sia bisogno di un deterrente come per piangere, che mettono su dischi di canzoni romantiche anni ottanta di quelle che dicono sempre i love you i need you can’ t live without you e forever. Io non sono ridotto cosi`.

Il mio unico problema e` che penso, penso sempre, penso troppo e mi faccio del male.

Ma credo di star guarendo un po’ alla volta: stanotte ho sognato che piu` o meno mi facevo il mio coinquilino. La cosa di per se` non ha molto significato, perche` lui e` etero e non credo succederebbe mai nulla benche` trovi che abbia un sedere stupendo - ma non e` Feel, il che e` un passo avanti, mi pare.

O forse no. Ho scoperto che non accettato la mia amicizia su Facebook, quando invece mi aveva detto che mi aveva subito accettato, ’sto fijo de ‘na mignotta. Pensavo adesso gli invio un messaggio e gli dico aggiungimi brutto fijo - beh, come sopracitato, insomma. Ero davvero tentato di farlo, ma poi mi son detto che se il mio cammino verso la liberazione deve dare i suoi frutti entro questa reincarnazione (spero proprio!) forse sara` il caso che cominci da subito.

Taglio i ponti e vado avanti. Almeno finche` non ce l’ho di fronte (perche` allora vado in tilt, letteralmente in tilt) credo di poter mantenere il mio voto – al momento del tete a` tete pero`non assicuro nulla a nessuno. Ma mi impegnero`.Credo di dovermelo.





we don’t deserve this at all

29 12 2008

Decisamente, sento che è iniziata una nuova era della mia vita. Non scherzo – stare a letto al calduccio mentre scrivo col mio nuovo portatile credo si avvicini al concetto di felicità. O perlomeno, al mio concetto di felicità, che ovviamente non può non tener conto di quanto io sia pigro, e quanto di conseguenza ben accolga le nuove comodità.

A parte ciò, sono tornato nella patria delle pantegane, perchè domattina – anzi vista l’ora dovrei dire questa mattina – parto alla volta della famigerata (e da me una volta sola visitata ma del tutto scordata) Padova per una one-day trip. A farmi da guida, l’Omonimo e la Mari, ovvero la donna che tira i rutti più forti del Triveneto. Si parla di andare a mangiare giapponese – speriamo regga il confronto con la cucina della mia okaasan…

Dovrei aprire forse una parentesi sull’Omonimo, e credo sarebbe dovuta anche per cercare di organizzare una volta per tutte i miei pensieri/sentimenti/impressioni/canti/balli/testimonianze.

Sarebbe il caso, insomma, ma non è facile.

Anche perché la delusione per Feel brucia ancora, di sicuro per la mancata ralizzazione delle mie aspettative/speranze/sogni/viaggioni mentali ma anche per il mio bisogno di sapere da che parte lui stesse rimasto a tutt’ora insoddisfatto, e io non so bene cosa provo per l’Omonimo. Se mi piace, se lo sto usando come specchio per le allodole – per vendicarmi di Feel direbbe lau-chan – o solo come diversivo, nel mentre aspetto che l’ammore giunga a suonare il mio campanello, come ricordava l’Orietta ai tempi. Il fatto stesso che il dubbio su quale sia la natura del mio rapporto con l’Omonimo mi sorga mi preoccupa, e non dico quanto orrore nel senso più puro dl termine mi assale all’idea che potrei davvero voler farmi piacere l’Omonimo solo per vendetta nei confronti di Feel…

L’unica cosa che so è che a lui io piaccio, e per dirlo io vuol dire che la cosa è piuttosto palese; in più a me lui non dispiace, benché il suo lato otaku un po’ mi inquieti…

Insomma – la cosa è un po’ complicata. Se a ciò aggiungessi che l’anno scorso a Feel piaceva l’Omonimo e che quest’ultimo l’ha rifiutato per vie traverse e poco gentili quando ne ha sentito la dichiarazione, sembrerebbe davvero una vendetta la mia e io ci farei la figura un po’ della puttana di turno…

E io spero davvero che non sia così, per il bene di tutti, per la mia coscienza e non in ultimo per l’Omonimo, che non se lo meriterebbe.





Oops, i did it again!

16 01 2009

Io – io mi odio. Niente di personale, ma io certe volte, molte volte non mi sopporto. Anzi, prorpio non mi riconosco: sragiono, nel vero senso della parola.

E, ammettiamolo, sono anche abbastanza masochista. Perchè – ok che la gita a Padova mi ha fatto capire molto, che se alla fine della giornata penso che mi farebbe piacere rivedere la Mari più dell’Omonimo and I’m quite keen on boys, forse non è che quest’ultimo mi piacesse più di tanto – ma fare come il gambero rosso (non quello che cucina: quello che cammina all’indetro), no. Dai, no.

E’ che – cazzommerdaporcaputtanavaccaeva *BEEP fuorisincrono* – a me Feel piace, piace tanto, piace ancora. E non è bene, come diceva il puffo rompicoglioni.

Ho costantemente come la sensazione, infatti, che se ci mettessimo insieme o che altro (viaggione mentale in decollo: ATTENZIONE) – insomma se qualcosa cominciasse una volta tanto a girare nel verso sperato, io ne soffrirei comunque, alla fine. Saranno le mie solite pare, sarà l’infuenza di lau-chan che cerca sempre di mettermi in guardia e che mi ha installato un campanello di allerta, sarà che magari historia magistra vitae lo è davvero, sarà perchè ti amo, Sarah Jessica Parker. Non so.

L’unico vero problema è che il campanello c’è, perchè me ne sono accorto, ma quando serve non funziona. Quando lui mi guarda negli occhi – cosa che ultimamente fa molto più spesso e che ho notato perchè passo praticamente tutto il tempo a fissarlo, anche se non dovrei, quando si è in compagnia – io non capisco più nulla.

E’ l’abisso. Io vorrei distogliere lo sguardo, ma è come se fossi attratto da un magnete a sostenere il suo, e aspetto che sia lui a smettere, prego che lo faccia. Invece lui continua – e il tempo è come un buco nero.

Per non parlare del suo odore. Io lo adoro, semplicemente. Abbiamo dormito insieme poche notti fa, durante una maratona cenobitica di studio tra compagni di corso durata quattro giorni, e io non ho letteralmente chiuso occhio. Un braccio avvolto attorno al suo busto, ho respirato l’odore delle sue spalle, dei suoi capelli, un misto tra fumo di sigaretta detersivo e acqua calda.

Aiuto.

Ho anche una maglietta sua che mi ha prestato, di là in camera. Dovrei lavarla ma non so quando lo farò. Ogni tanto mi ritrovo a sniffarla come un maniaco sessuale e a ripiegarla subito con cura manco fosse una reliquia di San Gennaro.

Ecco, in momenti come questi no – il campanello non funziona per nulla, è proprio scollegato.





Felice, paradossalmente felice

31 01 2009

Mi sono liberato da un peso, un gran bel peso – ed è stato un sollievo incredibile. Ieri sera, in preda ai brividi della febbre (che tuttora mi costringe a letto, non senza una punta di piacere per il fatto di avere una scusa per non studiare la Giusti) o forse ben più lucido di molte altre volte,mi sono finalmente deciso a parlare con Feel, a chiedergli una volta per tutte una risposta una, che fosse chiara, definitiva, inequivocabile.

E l’ho ricevuta – o meglio, come al solito non è stata come me la sarei aspettata. Perché cazzo deve essere così difficile dire o no, perché devo essere costretto a pregare quasi, a cavarla di bocca alla gente? Sono io che ho manie tassonomiche (come direbbe il buon Raveri) o lasciare tutto in sospeso è uguale a dare una risposta? Questa volta, credo di essere nel giusto io, e sinceramente  mi ha dato abbastanza fastidio dover elemosinarlo, quel monosillabo di merda. Ma devo dire che è stata l’unica nota dolente.

A dirla tutta, mi sono stupito di me stesso quando, aspettando che mi rispondesse, mi sono ritrovato a pensare ti prego,fa’ che mi dica di no – ti prego di’ di no, di’ di no! Ma forse, in fondo, era davvero quello che volevo.

E sentirmelo dire, oh è quasi stato meglio che se mi avesse detto il contrario. Mi sono sentito più leggero – intasato dal catarro come prima, ma più leggero.

Certo, me lo avrebbe potuto dire anche un po’ prima: mi avrebbe risparmiato molte ore di dubbi e fantasticherie improponibili e diabetiche e lui – beh lui si sarebbe risparmiato un semi-stupro nel sonno xD. [Tanto non c'è problema, lui ha dormito per tutto il tempo e si è svegliato solo quando gli ho toccato la pancia; io sono sceso sì sotto l'equatore, ma non mi sono addentrato in senso biblico - non che avrei attentato alla sua virginitas, ormai...]

Ora – ora sono libero, o come meglio direbbe lau-chan, solo come un cane ma, giuro, sto bene. Quindi, ricomincia la caccia!





…Free is a magic number…

13 02 2009

Ho finito gli esami per questo semestre, alias sono liiibero. Libero come l’aria, libero come un rutto, libero come libera è Cicciolina nel donare il meglio di sè (i consigli, si capisce – lo dice la sua new best friend forever Loredana Lecciso, mica la cugina scema del fioraio sotto casa, che in fondo sono la stessa cosa…). Insomma, teoricamente non ho un’emerita mazza da fare. Teoricamente, perchè in preda a un ativico horror vacui, appena tornato a casa mi son messo a pulire, aspirare, lavare, strofinare – e ora la casa è uno specchio, pulita e fresca come la bocca dopo un giro di listerine.

Sto dicendo un mucchio di cazzate, sarà ora di fermarsi. Ma sono felice, mi sento leggero e libero, anche se non credo di essermi ancora reso conto del fatto che per tre(sic!) mesi non avrò più esami da dare. Wow! Posso dedicarmi alla ricerca dell’ammòre a tempo pieno, allora – insieme ovviamente a un lavoro, che sarebbe anche il caso…

Ok, non è proprio vero che non ho nulla da fare, ma per lo meno oggi mi prendo una pausa: mi dedicherò a dexter e magari anche a qualche nuovo telefilm. Chissà.

In verità avrei una voglia matta di festeggiare, ma mi sa che mi toccherà aspettare che lau-chan e amanda-cugino tornino a Venezia… Attenderò, che devo dire? In fondo è una cosa che mi viene bene – nel mentre posso unire l’utilio al risparmievole, come citava un’orrenda pubblicità, e attendere che anche l’ammòre venga da me e il campanello suonerà. O forse no.

Io qui a Mestre non ho il campanello.
…I’ve got many things to ponder…





A.A.A. prefiche cercansi

22 02 2009

Sono ufficialmente in lutto. Il capraro ha vinto la prima edizione a mia memoria bella (complici anche lui lui lui e lui) di San Remo e io non riesco ancora a capacitarmene.

Certo, mi avrebbe fatto molto più specie se avesse vinto il reo pentito e sconfesso Povia - o, peggio che peggio, se avesse vinto quel Sal da Vinci/Sal da Tura/Sal da Bagno che non si sa da dove sia spuntato fuori ma poco ce ne cale dato il mio amore  smisurato quanto la cultura di Luca Giurato per i neomelodici. Ma rimane inquietante che in finale ci siano arrivati, quei due.

E, devo dire,  la presenza di Maria per me ha giocato un ruolo non indifferente, perchè la compresenza di quei due sul medesimo palco porta premi al nanetto. Mia sorella ha detto che era tutto previsto, però io mi fingo romantico  e dico che Maria ha portato fortuna. Per cui ora le rivolgerò un accorato appello:

Maria,

visto che a quello sfigato di un capraro che altri non è se non Marco Carta hai portato tanta fortuna e soldi e celebrità forse un tantinello immeritati, io non ti chiederò certo di regalare anche a me tutto ciò – sempilecemente, mi faresti da accompagnatrice per un giorno? Facciamo due passi per le calli che son sempre belle, ci divertiamo in questa versione open air di Uomini e Donne, ridiamo e scherziamo – ti offro io il pranzo, guarda, visto che sei mia ospite graditissima, e chissà che non incontri l’uomo della mia vita. Anzi, sono sicuro che sarai tu a presentarmelo, già ti vedo: il caro gelato ben stretto a due mani sotto il mento, la tua voce profonda che rieccheggia sui canali olenti di Venezia, io ammutolito, estasiato al tuo fianco – e lui. Perfetto. Che dici: ci stai?

Tuo affezionato Cello

Il lutto, però, continua.





Cellino al volante pericolo costante

27 02 2009

Ho una buona nuova. Che, come recita il detto, essendo nuova è automaticamente e gratuitamente buona. Ce l’ho fatta, finalmente – anch’io sono patentato.

Per cui, o voi che siete per le strade mentre sfreccio a tutta birra sfiorando i 40 con Wannabe a palla, state attenti. Ora vi posso investire tutti!

Anche se avete gli occhiali. Anche se vi nascondete dietro il vostro chihuahua asfitico e rattrappito. Anche se vi fate scudo con vostra nonna in carriola. Non mi sfuggirete.

Muahahahah!!

[ps - ovviamente la nuova è buona solo per me]





Candide meretrici alla riscossa

14 03 2009

E’ un sacco, in effetti, che non scrivo. Ci stavo pensando l’altro giorno, e come al solito prima di decidermi a fare qualcosa (nel presente caso, scrivere) devo pensarci molto a lungo. Non che siano in genere decisioni difficili da prendere, che abbiano risvolti etico-politici di portata tale da scuotere dalle fondamenta il mio piccolo mondo – per nulla. Ma la mia pigrizia mi porta a questo: è uno strascico, forse il peggiore, di questo mio peccato capitale. Di uno dei miei peccati capitali.

E poi – pensavo anche a questo qualche tempo fa – scrivere di cosa? La mia situazione sentimentale ristagna alquanto, o meglio: ultimamente mi sento davvero una puttana intonsa, e non so cosa fare a riguardo. Dopo la fregatura (per non usare un ovvio sinonimo che non farebbe altro che ricordarmi ciò che sostanzialmente non si è avverato nè, a pensarci un po’ meglo ora, sarebbe mai potuto accadere) con Feel, l’ altalena con l’Omonimo e i sensi di colpa per il solito dubbio che possa rivelarsi solo un rimpiazzo, non sono più sicuro di come decifrare i segni che mi manda il mio cuore.

[Ho un attimo specie ad usare una parola come cuore - così bistrattata e inflazionata, sa oramai di soap-opera mal sceneggiata... Ma d'altronde, che termine usare? Cervello, animo, anima? Non saprei: non mi sembra sia ancora stata coniata una sede per i sentimenti sostitutiva]

Per esempio, lasciando da parte l’Omonimo per il quale servirebbe una trattazione ad personam, mercoledì ho sbagliato lettorato a cui andare e sono finito a quella dell’altro gruppo del secondo anno. Mi sono seduto vicino a Kaguya e si è cominciato a parlare e scherzare; poi, a un certo punto, durante un esercizio lui mi ha chiesto di vedere una cosa sul mio libro e mi ha scostato la mano. Ma non me l’ha scostata in un modo qualunque – cioè, no: il modo era normalissimo, ovviamente, per come eravamo seduti – fatto sta che me l’ha presa come se stesse prendendomi per mano, lieve e delicatissimo.

Il cuore mi è saltato letteralmente in gola. L’ho sentito battere nelle orecchie, all’improvviso. Non me l’aspettavo per niente, non mi aspettavo per niente di reagire così. Cosa vorrà mai dire? Il Micio mi ha detto che mi son preso una cotta.

Io non lo so, sinceramente. Certo, Kaguya mi intriga: è bizzarro, sanguigno, toscano, innocente e infoiato e io lo trovo carino, benchè non lo si direbbe bello. L’unica cosa che so per certo è che bisognerà indagare attentamente, sondare scrupolosamente, saggiare il terreno con cautela, con grande cautela.