Allora…
Devo premettere che sono eoni, lunghissimi eoni carichi di multiformi e variopinte reincarnazioni, che non scrivo su questo blog, tra me che dimentico l’antenna per il wireless ogni volta che torno a casa, dove puntualmente non ho il tempo ne` l’intimita` di scrivere dei cazzi miei senza qualcuno che mi venga a controllare chiamare sbirciare disturbare e chi piu` ne ha piu` ne metta, e questo cazzo di intenet che ci mette tre anni per connettersi a quello che sta al piano di sopra. Cioe`, dico: al piano di sopra. Mi consola per lo meno il fatto che la potenza del segnale e` si` bassa, ma non e` assente, e dura da piu` di 5 minuti, il che e` una gran conquista…
E premetto pure che scrivo perche` il momento lo richiede, perche` il mio cuoriciuino ha domande a cui non sa rispondere e si illude di potersi consolare confessando tutto alla schermata bianca del suo computer. Patetico, nevvero?
Scrivo perche` ho fatto un fioretto, io che mai ne feci anche quando frequentavo con diligenza il catechismo del venerdi`: il fioretto di non lamentarmi – o meglio di contenere le mie lamentele che piu` che lamentele ormai sono diventate lamentationes vere e prorprie, come dice lau-chan.
[ Ma mi sorge un dubbio: se le metto per iscritto, questo non toglie che lamentationes sono e tali rimangono o sbaglio? Non so - la letteraturizzazzione della vita, se mi si perdona il termine, rimane un bel paradosso ai miei occhi... ]
Ieri sera, dopo cena, quando abbiamo deciso di guardare un film tutti insieme, ci siamo seduti sul tuo letto. Io mi sono messo accanto a te, perche` mi piace starti vicino, anche solo in silenzio – e poi tu mi chiedi com’e` che sei cosi` silenzioso? di solito non stai zitto un momento…
Le luci si spengono e inizia il film: il mondo dentro lo schermo si fonde col mio sguardo, quella goffa ma romanticissima storiella d’amore mi parla e io, da buon vecchio romantico, mi dico: cosi` fianco a fianco, ora, vorrei prendere la tua mano, vorrei appoggiare la mi testa alla tua spalla che e` cosi` comoda – e tutto sarebbe bellissimo, illuminato da un’altra luce, un dolce dolcissimo momento perfetto, coronamento di un sogno speculare a quello del film.
Vorrei, brucio dal desiderio di prendere la tua mano, ma mi blocco – tu mi blocchi. Non lo fai tu volontariamente, ma le tue parole, il residuo delle tue parole che rimbombano nella mia testa da quando mi sono confessato a te. Confessare. Che strana parola, mi suona some un miscuglio in sospeso tra peccato e reato, tra speranza che tutto si risolva con quell’atto e sollievo di liberarsi da un peso. Un peso che la tua risposta – o forse la tua non risposta – e` di nuovo tornato su di me.
Ed e` il genere di cosa che forse un tipo di persona come te, che non ha alcun problema a esprimere i propri sentimenti apertamente, non riesce a concepire – se non riesco a definire un rapporto io non riesco ad andare oltre. E` la mia mania di classificare le cose,il mio bisogno malato di dover dare un senso a tutto, che congela tutto il resto.
Perche` magari se io avessi il coraggio di prendereti la mano, tu non ti ribelleresti; se ti stringessi la mano, tu forse ricambieresti e in un attimo dipaneresti il bandolo di questa fottutissima matassa che mi si aggroviglia in testa da quando ti penso.
E` stato durante la settimana a Parigi, sai? Mi sono accorto che invece di pensare all’Omonimo, come credevo sarebbe stato normale, pensavo a te, a cosa stessi facendo, a chi vedessi, a chi pensassi. Se pensassi magari a me. Cosa vai a pensare mai? mi dicevo subito ,tentando di riconnettermi alla realta`. Chissa`se ora potrei osare chiedermelo. Di chiedertelo non si parla nemmeno: per riuscire a dirti semplicemente mi piaci, quelle due parole, ci ho messo due settimane e nonostante mille piani per parlare con te, il modo in cui te l’ho detto alla fine non si avvicianva lontanamente a quello che avevo in mente. Perche`, come al solito, non ho fatto altro che costruire a mezz’aria castelli di sabbia.
Temo di sapere quale sia la risposta. Temo, perche` forse la so gia`.